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30

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2012

We're Pirates...

Pirati somali coeconews

L'occasione della liberazione di due ostaggi statunitensi in Somalia da parte dei corpi speciali Navy Seals riporta alla luce la controversa questione della pirateria nel Corno d'Africa e le misure intraprese per contrastarla. Questa controversa storia ha inizio nell'Africa orientale dopo la caduta del dittatore somalo Siad Barre nel 1991. Dapprima sovrano illuminato Siad si conquistò l'appoggio delle maggiori potenze europee le quali intrapresero in Somalia una campagna di sviluppo della pesca fornendo navi ed esperienza a uno stato che sembrava ben avviato verso un processo di rimodernamento sia politico che sociale.

Pirati Somali coeconews

Come spesso tristemente avviene anche per Barre il potere divenne pretesto per instaurare un regime personale,così in occasione della guerra dell'Ogaden nel 1977 contro l'Etiopia decise di interrompere il proprio dialogo con l'ex Unione Sovietica fino a quel momento partner privilegiato;durante il conflitto ancora una volta si ripresentarono le dinamiche proprie della Guerra Fredda:la Derg (giunta comunista etiope) sostenuta da stati a governo marxista e il progetto “Grande Somalia” ricevente l'appoggio degli Stati Uniti con un centinaio di milioni di dollari stanziati per aiuti economici e militari. Dopo il successo dell'Etiopia e i continui massacri operati dal dittatore, esempio fra tutti l'occasione in cui fece trucidare dai propri soldati gli spettatori in uno stadio di Mogadiscio risultati troppo veementi nel contestarlo,nel gennaio del '91 viene destituito ed esiliato.

Con il crollo del governo e la mancanza di un successivo ordine socio-politico la marina somala collassò e improvvisamente le acque somale divennero libero territorio per chiunque avesse interessi economici; immantinente gli occhi delle potenze vicine si puntarono sul corno d'Africa. Fin da subito le nazioni limitrofe cominciarono a sfruttarne la pescosità mentre grandi compagnie internazionali scelsero il Golfo d'Aden come luogo privilegiato per lo scarico di rifiuti tossici. Nel 1992 una commissione europea fu incaricata di stilare un rapporto sulla situazione, ne emerse come le holding di punta della 'Ndrangheta in collaborazione con i signori della guerra somali utilizzassero le acque appena liberate come bacino di scarico per rifiuti radioattivi.

Conseguenza di tale inquinamento una drastica riduzione delle possibilità di pesca e il successivo impoverimento dei pescatori nelle coste somale. Senza un governo in grado di sostenerli e con le grandi navi indiane e cinesi a fare spola all'orizzonte, molti di essi decisero di convertire le proprie conoscenze marittime in tecniche di abbordaggio. Dal 2005 numerosi attacchi si sono succeduti, alcuni con perdite umane altri privi di vittime a danni di navi cargo giapponesi, africane, cinesi, americane, indiane ed europee con un guadagno in generi alimentari, materie prime, navi e armi stimato nel 2010 intorno ai 238 milioni di dollari. Un tale sforzo lucrativo non ha fatto che richiamare l'attenzione dei signori della guerra che hanno visto nella pirateria un comodo alleato per smerciare in territorio africano armi e materiali bellici evitando così problemi doganali. Per questi motivi alcune compagnie militari private europee hanno accettato di buon grado la richiesta del governo della regione di Puntland, il luogo con maggiore densità di nuclei pirateschi, proponendosi di addestrare i marinai all'uso delle armi.

Dal 2008 India e Russia si sono impegnate nel contrastare il fenomeno della pirateria in Somalia e adesso un azione congiunta di Stati Uniti e Europa conta di sradicare questo fenomeno attraverso l'impegno in loco di navi militari in operazioni come Combined Task Force 150,151 (facenti parte dello sforzo Enduring Freedom) e Operation Atalanta. Ultimamente si sta inoltre progettando la costruzione di una base navale che rafforzi le possibilità di successo delle operazioni grazie all'impegno di una grande società militare anglosassone, la Saracen International. Purtroppo non molto tempo fa questa stessa compagnia è stata messa sotto inchiesta dalle Nazioni Unite per la probabile infrazione dell'embargo istituito proprio in Somalia per controllare lo scambio di armi.Grazie ad un amministratore legato a G.W.Bush,emerse come le armi mandate dalla Saracen in Somalia fossero impiegate esclusivamente per l'addestramento di militari e la segretezza che rivestiva l'intera operazione fosse necessaria a sorprendere i gruppi di pirati. Sfortunatamente i rapporti della Saracen e gli indirizzi forniti per i contratti somali non sono mai stati trovati perché risultati “smarriti”. Una vicenda, quella della pirateria somala, che apparentemente limpida rivela in realtà molti lati oscuri e vicoli ciechi come molte delle dinamiche che attraversano il sempre ricco e sfruttato continente africano.

 

Andrea Guerrini

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